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Un libro racconta i Borbone

 

di Aurelio Musi

La Repubblica Napoli, 13.10.2022

Attilio Antonelli sta dedicando la sua operosa vita di ricerca, insieme con una nutrita équipe di giovani studiosi, ai cerimoniali del Regno di Napoli. Ha curato la pubblicazione dei libri di etichetta del Cinque, Sei e Settecento. Ora dà alle stampe con Francesca Chiantore e Elena Mazzola “Cerimoniale della Corte di Napoli. 1801-1825”, volume edito da Paparo, che viene presentato oggi all’Archivio di Stato di Napoli, ore 17, dalla sua direttrice, Candida Carrino, la storica Anna Maria Rao e il direttore del Palazzo Reale di Napoli, Mario Epifani.

I quattro quinti del libro cerimoniale di Carlo Canart, maestro di cerimonie dei Borbone, integralmente pubblicato in questo volume, occupano gli anni che vanno dal 1801 al 1806, il periodo cioè della prima restaurazione di Ferdinando IV dopo la repressione della repubblica napoletana del 1799. Suo obiettivo principale è duplice: ricostruire, anche attraverso una più adeguata rappresentazione della sovranità, il consenso dei sudditi del Regno verso la monarchia borbonica; affermare la continuità della dinastia borbonica recuperando nel nuovo secolo il cerimoniale del suo fondatore, Carlo III.

Con la seconda restaurazione, quella che segue la fine del decennio napoleonico, Ferdinando IV, diventato I delle Due Sicilie, persegue un obiettivo ancor più ambizioso: stabilire la discontinuità con l’età napoleonica anche attraverso la riforma del cerimoniale che con Gioacchino Murat si era ispirato all’etichetta imperiale parigina.

Nella prima fase tra il 1801 e il 1806 il libro cerimoniale di Carlo Canart è una sorta di cronaca-diario della famiglia Borbone. A Palazzo Reale si celebrano tutte le ricorrenze di famiglia: nascite, compleanni, onomastici, anniversari, feste più intime come Natale e Pasqua, i pranzi. Fuori il Palazzo si celebrano l’arrivo e la partenza del principe Francesco nel 1801, di re Ferdinando nel 1802, altre ricorrenze come la partenza della flotta da Napoli per matrimoni reali.

Nella seconda fase, quella della restaurazione successiva al congresso di Vienna, centrale nel cerimoniale di Canart è la celebrazione della posa della prima pietra della basilica di San Francesco di Paola in quel Largo di Palazzo che costituirà il cuore della proiezione esterna e dell’immagine della Corte borbonica di Ferdinando e dei suoi successori.

Preziosi i contributi contenuti nel volume. Il saggio di Renata De Lorenzo analizza le forme della ricerca della legittimità postnapoleonica da parte dei sovrani borbonici fra il 1801 e il 1825. Alla struttura e al sistema rituale della Corte borbonica nel primo Ottocento sono dedicate le pagine di Elena Papagna. La studiosa analizza il potenziamento dei rituali di Stato; la ricerca, anche attraverso l’immagine, dell’efficienza e della stabilità del potere; l’uso politico del mito di Carlo, fondatore della dinasta. Di particolare interesse è la sottolineatura della progressiva distinzione tra sfera privata e sfera pubblica della sovranità che andrà affermandosi in tutte le Corti europee dell’Ottocento. Scrive la Papagna: “Agli inizi dell’Ottocento era ormai indifferibile riplasmare gli equilibri tra pubblica ostentazione della regalità e riservatezza, assiduamente perseguita dalle famiglie reali di tutte le Corti europee”. Ed è forse questo il segno distintivo e nuovo delle monarchie ottocentesche rispetto alle dinastie dell’antico regime.

Completano il volume i saggi di Alba Irollo, dedicato al Palazzo Reale di Napoli tra il 1802 e il 1825, di Francesca Chiantore ed Elena Mazzola, che analizzano la collezione del Real Cerimoniale di Carlo Canart e i libri di cerimonie dell’Archivio di Stato di Napoli.

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Cerimoniale della corte di Napoli 1801-1825

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